Nightdust di Carlo Alberto Riolo a cura di Officine Fotografiche
La bassa risoluzione è un aspetto del nostro progresso, che invece tende verso qualcosa di levigato, nitido e superdefinito, nella società ad alta definizione tutto ciò che è “sporco”, sfocato o sgranato non viene compreso.
A questo sfrenata razionalizzazione della società contemporanea, la bassa risoluzione oppone l’insieme di residui, tracce, pause spaziali e temporali che continuano ad esistere invisibili nella faglia della società e, in qualche modo, sopravvivono come “riserve di diversità” in un contesto nuovo basato sulla mescolanza (brassage) planetaria. Tutto questo permette di ridefinire e reinventare i residui dell'esistenza in qualcosa che non è prestabilito ma si snoda nella continua scoperta di nuovissimi territori entropici, come fece già Ugo Mulas nelle sue Verifiche incerte, in particolare nell'ingrandimento del Cielo per Nini dove afferma: “Se vi è qualcosa che non è assolutamente possibile ingrandire, questo qualcosa è il cielo. Una foto di un giorno terso, senza nubi e senza riferimenti terrestri ingrandita è un assurdo o un paradosso”.
È da questo presupposto che sempre più si sta diffondendo la fotografia realizzata con fotocamere di cellulari – nuovissima disciplina denominata “mobile photography”- la quale offre la possibilità di studiare nuove tecniche sebbene questo rimanga ancora un territorio inesplorato.
L'artista Carlo Alberto Riolo in questo progetto si è cimentato in qualcosa che nessuno aveva ancora azzardato e, mantenendo le caratteristiche di questo mezzo ancora tutto da scoprire ci ha rivelato,
parafrasando Ugo Mulas, che: “Se vi è qualcosa che è possibile ingrandire, questo qualcosa è il buio”.
Sono attualmente pochissimi i professionisti che esplorano questo nuovo spazio, per giunta senza maestri e senza alcun manuale da studiare.
Nel 2004 il fotografo Dirk Vogel realizza per beneficenza la mostra Life's more interesting in detail, e con la fotocamera di un cellulare ritrae personaggi famosi sfruttando l' alta definizione.
Nel 2008 a Roma, la fotografa Claudette realizza negli spazi della Fabbrica del Cioccolato la mostra Impalpabile esponendo 100 immagini della sua vita.
Vera anticipatrice però è stata la multinazionale di cellulari Nokia che ques'anno ha offerto a Don Mullan missionario e fotografo amatoriale, l'occasione di realizzare il progetto reportagistico A thousand reasons for living.
La fase embrionale del progetto dell'artista Carlo Alberto Riolo risale al 2008, per concludersi a metà dell'anno seguente.
Si tratta di un progetto pionieristico di portata rivoluzionaria: Carlo infatti non è un fotografo principiante anzi, studia il mezzo da parecchi anni e in tal caso ha deciso di ripercorrere il suo sapere all'inverso e utilizzare, senza stravolgerne l'origine, questo metodo ancora definito “ibrido” con cui pochissimi altri si sono cimentati o se l'hanno fatto, l' hanno utilizzato come una macchina fotografica tradizionale, richiedendone le stesse caratteristiche di alta definizione.
Ugo Mulas nel suo Cielo per Nini ci dice: “L’elemento dominante sono i coaguli di sali d’argento, la grana, e ci si accorge che si potrebbe ottenere la stessa immagine fotografando un muro, cioè che l’immagine è reversibile, intercambiabile” .
In tal caso l'operazione che compie Carlo non è sul cielo ma è sul buio che è nella notte, e la grana della foto diventa l' elemento fondamentale del racconto che si fa onirico. Sgranando il buio e inserendo nell'interstizio la sua notte, immette lo spettatore in un non presente fotografico dilatandolo o rallentandolo a suo piacimento.
L'autore non cerca il kairos giusto ma un a-tempo elastico che sembra rievocare certe atmosfere rarefatte dei film di David Lynch.
Infatti l'artista, nelle sequenze fotografiche propone un tempo “in potenza” dove sta per succedere qualcosa o è già successo: è il tempo dell'attesa, della ripetizione, della durata ignota.
L'opera preannuncia un completamento e la sua manifestazione in un tempo successivo o passato raggruppando l'oggi, l'appena passato e l'imminente domani, creando l'aspettativa dell'attesa, quasi di un'annunciazione dove l'artista diventa testimone visionario.
Nelle immagini la ripetizione non lineare degli eventi si sdoppia in un susseguirsi parallelo di tempo che ruota su se stesso come l'ouròboro nell'iconografia egiziana del Tempo, “ossia la figura di un serpente che si morde la coda ruotando in cerca dell'infinito[...] serviva a significare le fasi della trasmutazione della materia con cui l'alchimista riproduceva, attraverso un ciclo di trasmutazioni, l'avvicendarsi della sua morte e rinascita”
In Nightdust l'autore riscopre un mondo intimo ed antico della sua crescita, un tempo passato ed evocativo che proietta nell'ora e nell'adesso, dove la labilità della sua memoria è rappresentata dalla progressiva erosione del suo ricordo nella grana delle immagini.
“Queste rovine sopravvissute contengono insieme gli indizi della fragilità della memoria umana; allorchè l'usura del tempo porterà a compimento ogni giorno di più la sua opera, i profili delle case delle strade degli oggetti[...] si allontaneranno da noi poco a poco , la memoria si libererà essa stessa di certi ricordi”
Che fare contro questa erosione-tempo?
L'artista scartavetra il ricordo, sublimandolo, e rilascia l'essenza polvere allo sguardo del fruitore, rispondendo così all'inesorabile azione del tempo, sfidando quest'ultimo con le sue stesse armi di sgretolamento. Polvere d'occhi contro polvere di tempo non generano una sottrazione ma in tal caso, un'addizione potenziata di ricordi.
L'atto fotografico dell'artista inoltre, è simile a quello del movimento impressionista il quale basò la sua nascita sulla scoperta dei colori a olio in tubetto: ciò rese trasportabili i pigmenti al di fuori dell'atelier, nodo fondamentale per la pittura en plein air. Carlo crea un ponte tra passato e presente e agisce in modo retrò catturando anch'egli, en plein air, i suoi soggetti con un gesto nascosto e celato da un mezzo troppo nuovo per essere subito codificato.
In effetti l'accostamento impressionismo-fotocamera del cellulare hanno non pochi elementi in comune: dalla velocità di esecuzione all'indefinito del particolare che si apre in un ventaglio spazio temporale altro.
Nell'impressionismo c'era la volontà di avvicinarsi alla fotografia, con la fotocamera del cellulare s'innesta questa tensione temporale di voler tornare indietro nel tempo per ripescare il gesto artistico en plein air.
Come diceva il grande fotografo-filosofo Duane Michals: “Tanto meglio è stato per me non aver studiato la fotografia, né averne conosciuto le regole”.
In questo caso invece l’autore conosce bene la fotografia e le sue tecniche, tanto da ripercorrersi e sperimentare un mezzo apparentemente semplice come la fotocamera di un cellulare.
Così la polvere-grana digitale di queste immagini non viene nascosta o celata ma lasciata, se non esasperata, per non tradire o inquinare la realtà rappresentata.
Del resto la “polvere”, il disturbo, in arte si alleva da sempre, da Leonardo al celebre Allevamento di Polvere di Marcel Duchamp.
La grana informe, scelta per raccontare storie frammentarie, percorsi, particolari, briciole, consuma e usura velocemente il tempo in cui è collocata.
La notte-paesaggio, scelta come tempo e spazio del racconto, produce movimento ed erranza, mistero e sorpresa; luogo di luci infrasottili, distorce producendo meta-morfosi e ana-morfosi della visione, nelle quali è possibile rintracciare l’ incessante ricerca “dell’antidoto”.
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