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Le molte arti dei festival

Le molte arti dei festival - Arte In

 

 
Le molte arti dei festival

Estate, tempo di festival dal nord al sud. Portano oltralpe e attraverso il mare genti diverse, in una scia di climi che si adattano come ombre lunghe sui muri di borghi storici o in spazi aperti. Ma anche trasfigurano costruzioni postindustriali, invadono le strade e si mescolano in relazioni effimere nei territori delle sette arti. Gli stessi artisti incrociano progetti diversi a seconda del carattere di ogni festival; noi abbiamo tracciato un breve escursus: Santarcangelo, le Colline Torinesi, Sound Res, VolterraTeatro e Drodesera, con un'intervista di Alessandra Saviotti alla direttrice artistica.
Non ce ne vogliano i molti assenti, l'attenzione è sulla performing art nelle sue più svariate sperimentazioni, ma anche sui luoghi e sull'età delle iniziative...



Androgynous, Ancora un respiro

 

Fanny & Alexander, North, opera in un atto per voce e pedonium

 

Teatrino Clandestino, No-signal

 

Pathosformel, La prima periferia

 

Compagnia Virgilio Sieni, Tristi tropici, Liberamente ispirato a Tristes Tropiques di Claude Lévi-Strauss

 

Masbedo featuring Lagash e Gianni Maroccolo, GLIMA una performance

 

Peeping Tom, 32 rue Vandenbranden

 

Dewely Dell, Cinquanta urlanti, quaranta ruggenti, sessanta stridenti, Anteprima

 

Garten, I will survive

 

Francesca Grilli, Arriverà e ci coglierà di sorpresa, 2006/2007

 

Codice Ivan, GMGS / (lasci)AMO TUTTO

 

Accademia degli Artefatti, Spara/trova il tesoro/ripeti, un ciclo epico di Mark Ravenhill

 

Socìetas Raffaello Sanzio, Sul concetto di volto nel Figlio di Dio. Vol. I

 

Santasangre, Faust

 

Motus, (antigone)contest #2

 

Teatro Sotterraneo, Dies irae_5 episodi intorno alla fine della specie, Dittico sulla specie (parte 1)

 

Erna Omarsdottir, The Mysteries of Love. Foto di Jean-Francois Sprecigo

 

Babilonia Teatri, Summer collection, Pop star

 

Anagoor, Wish me luck



 

Santarcangelo 40
Il Festival Internazionale del Teatro in Piazza di Santarcangelo rappresenta fin dalla sua origine un nodo molto particolare tra il teatro e la piazza.
Festival della scena sperimentale, è anche una delle manifestazioni che maggiormente ha saputo innescare nella ricerca teatrale esplosioni d'arte in stretta relazione col pubblico e con le architetture. Si è appena conclusa la sua quarantesima edizione che ha cercato di reinventare le coordinate di un così lungo destino: la piazza, il rapporto con gli spettatori, le domande sul proprio tempo.
Il festival è diretto da Enrico Casagrande di Motus con la collaborazione di Rodolfo Sacchettini e Daniela Nicolò nell'ambito dell'andamento triennale Santarcangelo 2009/2011 condiviso con Chiara Guidi della Societas Raffaello Sanzio che ha firmato l'edizione scorsa e Ermanna Montanari del Teatro delle Albe che condurrà la prossima.
Ospiti dell'edizione 2010 circa 30 produzioni internazionali che hanno spaziato dal teatro alla danza alla performance attraverso cinema, letteratura, disegno, arte pubblica, musica.
Un festival che s'interroga sulla fluttuante condizione che l'oggi attraversa tra finzione e "realtà", dove con realtà si allude alle circostanze di un'epoca deteriore, da contrastare, da capovolgere.
Santarcangelo 40 ha infatti scombussolato il patto tra attore e pubblico concedendo a quest'ultimo un ingresso privilegiato alla creazione artistica.
Tra le moltissime proposte il laboratorio di Fanny & Alexander H. Alfavita#2 - Immagini della realtà (Atlante), ispirato al pensiero di Aby Warburg e gli artisti libanesi Rabih Mrouè e Lina Saneh che dedicano il loro Photo-Romance ambientato in una Beirut deserta al film di Ettore Scola Una giornata particolare (in collaborazione con il Festival delle Colline Torinesi dove lo spettacolo è stato in scena l'11, 12, 13 giugno).

Maggiori informazioni sul Festival Santarcangelo 40

Festival delle Colline Torinesi 2010
La quindicesima edizione si è svolta nel mese di giugno, il festival continua ad essere un punto di riferimento per il territorio che lo ospita e per gli artisti che cercano con passione di rinnovare il linguaggio teatrale.
La prima edizione data il 1996. Nacque su iniziativa di Sergio Ariotti, Isabella Lagattolla, e, tra gli altri, di Carlo Cantono, Valter Malosti, Franco Torriani, per proporre spettacoli e prove d'attore nel periodo estivo e per valorizzare i siti spesso poco conosciuti della collina torinese.
L'identità del Festival 2010 deve molto all'apporto di alcune tra le più importanti compagnie italiane di ricerca: la Societas Raffaello Sanzio in cartellone con L'ultima volta che vidi mio padre di Chiara Guidi, uno spettacolo totale (parola, musiche, effetti, proiezioni) che nell'occasione ha coinvolto anche una scuola torinese di voci bianche; Motus con una tappa del suo percorso sul mito IOVADOVIA (antigone) contest #3; il Teatro delle Albe con Rosvita, interpretato da Ermanna Montanari, Premio Ubu 2009; Fanny & Alexander che coronano il loro lavoro sul Mago di Oz Dorothy. Sconcerto per Oz.
Il festival prosegue anche nel suo impegno di tutela della giovane creazione teatrale italiana, impegno che rappresenta ormai una priorità condivisa con varie realtà teatrali italiane. Offre, ad esempio, alla compagnia Santasangre una nuova occasione per esibire la sua originale ricerca sulle interferenze tra fenomeni naturali e linguaggio artistico, che infatti intreccia performance e scienza.

 

Informazioni sul Festival delle Colline Torinesi - Torino Creazione Contemporanea

Sound Res 2010
Un programma di residenza per musicisti, un festival e una summer school, un'iniziativa nata e cresciuta nel Salento, a cura di David Cossin, Alessandra Pomarico e Luigi Negro.
Il programma di residenza Sound Res 2010 è stato finalizzato alla produzione di un lavoro inedito frutto della collaborazione tra gli artisti e musicisti invitati a questa settima edizione del programma. Assente giustificato il direttore artistico David Cossin, diventato il percussionista di Sting e impegnato nel tour mondiale di Synphonicity.
L'evento clou di Sound Res 2010 è stato il concerto del 13 luglio: debutto italiano di Patrick Watson & The Wooden Arms + Guests (Melanie Belair, Cesare Dell'Anna, Jeroen Kimman, Mauro Tre).
I laboratori sono stati ospitati da un'altra importante realtà del territorio: i Cantieri Teatrali Koreja.
Le collaborazioni con artisti visivi, videoartisti, fotografi, una familiarità col teatro delle ombre e le atmosfere circensi, sono consueti per Patrick Watson; questa particolare occasione ha dato luogo anche all'installazione dell'artista visivo Luigi Presicce.

 

Maggiori informazioni su Sound Res 2010

VolterraTeatro 2010
Dal 19 luglio al 1 agosto 2010 Volterra e i Comuni di Pomarance, Castelnuovo V.C., Montecatini V.C. e Monteverdi M.mo ospitano la XXIV edizione del Festival VolterraTeatro, organizzato dall'Associazione Carte Blanche, con la direzione artistica di Armando Punzo.
Impegno civile, teatro, musica, danza, poesia, video, arte e cultura, Volterrateatro porta in scena da 24 anni storie, vite, mascherate o rivelate, in cerca di una scintilla, di una consapevolezza, di una rivelazione, di una possibilità d'incontro o cambiamento.
Di edizione in edizione, il festival ha consolidato la propria vocazione per la ricerca e la sperimentazione ponendo attenzione al contesto territoriale con progetti che si focalizzano anche sulla Transumanza, sulle feste popolari o destinati alla creatività infantile, con proiezioni cinematografiche come L'Uomo che Verrà, noto film del regista bolognese Giorgio Diritti, insieme a molti altri.
Sempre strizzando l'occhio alle Pecore nere (libro, film, spettacolo di Ascanio Celestini) quest'anno anche con mostre d'arte dedicate a Majakovskij o Rimbaud sull'onda dell'iniziativa Cosmopoesia che vede coinvolti importanti poeti in arrivo da tutto il mondo.
Progetto Speciale 2010 il debutto di Hamlice - Saggio sulla fine di una civiltà, liberamente ispirato all'Alice nel Paese delle meraviglie, ultimo lavoro della pluripremiata Compagnia della Fortezza composta dai detenuti attori del Carcere di Volterra.

 

Maggiori informazioni su Volterrateatro 2010

Drodesera
Dal 23 luglio al 1 agosto si svolgerà a Dro (TN) il Festival Drodesera - Avere trentanni. La manifestazione ha luogo nella centrale idroelettrica Fies, ancora parzialmente in funzione, che è diventata spazio di creazione e produzione delle arti contemporanee incentrate soprattutto sulla performing art ed ogni forma di spettacolo dal vivo.
Ma al di là del festival la Centrale Fies funziona tutto l'anno attraverso Fies Factory One (FF1), un progetto triennale che sostiene le più giovani compagnie di teatro sperimentale italiano e performing art, le accompagna nella produzione di nuovi spettacoli e nella loro promozione, inoltre mette a disposizione gli spazi della Centrale, altamente attrezzati, affinché le compagnie possano lavorare in totale tranquillità e per un tempo adeguato alla produzione di nuovi spettacoli e alla ricerca.
Tra le produzioni di quest'anno, presenti al festival prevalentemente in prima nazionale, ci saranno Dewey Dell, Pathosformel, Teatro Sotterraneo, Francesca Grilli, Socìetas Raffaello Sanzio, Anagoor, Codice Ivan, Masbedo featuring Lagash e Gianni Maroccolo, Androgynous, Santasangre, Virgilio Sieni.
Oltre agli autori prodotti direttamente da Centrale Fies, parteciperanno anche Teatrino clandestino, Garten / Maretta e Cavallari, Accademia degli artefatti, Fanny & Alexander, Peeping Tom, Babilonia Teatri e Quiet Ensemble.
Accanto alla programmazione artistica del festival, per il terzo anno, si affianca una temporary gallery come cassa di risonanza del tema che lega l'intera programmazione. Qui si concentra sia la figura dei trentenni che al festival ci lavorano e occupano spazi artistici ed uffici con le loro insicurezze e tentativi di costruirsi un futuro, sia testimonianze dei trent'anni passati dalla prima edizione di Drodesera.

Intervista a Barbara Boninsegna, direttrice artistica di Centrale Fies
A cura di Alessandra Saviotti

Ci puoi raccontare un po' di storia del festival Drodesera? Come si è relazionato negli anni con il territorio e con le altre strutture culturali presenti?

Drodesera nasce trent’anni fa nella Piazza di Dro, per poi cercare spazi diversi all’interno dei cortili del paese in modo da poter affrontare un altro tipo di teatro, più intimo, meno legato all’arte di strada. Uno dei cambiamenti più importanti nella storia di Drodesera è avvenuto grazie all’idea di portare la danza contemporanea – prima relegata in spazi convenzionali come palcoscenici montati nei parcheggi - in luoghi aperti e visibili dai passanti, ma anche da chi se ne stava seduto al bar, o sulle panchine di Dro.
Un modo, questo, che negli anni si è dimostrato non solo innovativo ma vincente e funzionale a portare il pubblico più diffidente e spaventato dal contemporaneo a vedere interi spettacoli di danza, o di teatro d’avanguardia (come lo si chiamava all’epoca). Il movimento si chiamava danza e architettura e diede origine a una lunga tradizione che ancora oggi viene programmata e praticata in moltissime città e festival nazionali e internazionali.
Successivamente con la presenza all’interno Festival di autori come Marco Paolini, Pippo Delbono e Moni Ovadia siamo riusciti ad arrivare di nuovo ad un pubblico più vasto fino al progetto Dro/Lisbona/Barcellona (1991/1992) che ci ha permesso di arrivare anche sul territorio internazionale.
Poi dal 2000 è avvenuto il passaggio alla Centrale Fies che ha visto l’evoluzione del Festival come lo vediamo ora.

Da qualche anno a questa parte, avete intrapreso un percorso non solo legato al teatro di ricerca, ma anche alla performance nell’ambito dell’arte contemporanea.
Penso a Francesca Grilli, che è all’interno del progetto di Fies Factory One e i Masbedo, che quest’anno sono inseriti all’interno del festival. Come si inserisce il loro percorso artistico all'interno del festival? Su che basi sono stati scelti?


Più che uno spostamento dell’orientamento della Centrale Fies rispetto all’arte contemporanea, parlerei di una necessità del teatro. Sempre di più ci si interroga su nuovi linguaggi e quello che ne esce è legato parzialmente all’arte visiva.
Sotto certi aspetti Francesca Grilli crea delle vere e proprie pièce teatrali pur muovendosi nell’ambito della performing art. L’incontro con Masbedo nasce da un’idea di sviluppare il progetto di Glima, un video girato in Islanda con la performer Erna Omarsdottir. Presenteranno al festival Glima, una performance; sulla scena Erna Omarsdottir e Damir Todorovic e con le musiche composte da Lagash e Gianni Maroccolo dei Marlene Kuntz. Sia Francesca Grilli che Masbedo si inseriscono all’interno di un discorso globale legato alle arti visive contemporanee che da qualche anno il festival ha deciso di indagare.

Ci sono compagnie che seguite dall’inizio del vostro percorso? E se sì in che modo si è evoluta la ricerca di queste compagnie? Puoi ricordare un’esperienza particolare?

Quasi tutte le compagnie presenti al Festival, a parte i grandi nomi come ad esempio la Societas Raffaello Sanzio e i cosiddetti Teatri ’90 (Accademia degli Artefatti, Teatrino Clandestino e Fanny a Alexander), sono nati e continuano a crescere all’interno della Centrale Fies, in particolare all’interno del progetto Fies Factory One (FF1).
La scelta delle compagnie avviene “a naso” principalmente, ma attraverso comunque una scelta di comunione estetica e di senso. Molte compagnie inserite all’interno di FF1 le abbiamo scoperte attraverso il Premio Scenario e il Premio della Performance; quando vado in giro per festival e sento un certo “profumo” tendo a seguirlo e a concretizzarlo in un incontro.

Il modo di fare teatro è molto cambiato, anche a livello di sperimentazione. Come puoi spiegare l’avvicinamento sempre più evidente tra teatro sperimentale e arti visive?

Come dicevo prima il teatro di ricerca sta cambiando. Le arti si stanno sempre più mescolando e entrano a far parte di un vero e proprio intreccio. Del resto anche la performance di Romeo Castellucci è un mix di pratiche artistiche non necessariamente legate al teatro.

L’esperienza di Fies Factory One vede il sostegno delle giovani compagnie. L’interesse per i giovani è una scelta molto coraggiosa, ma credo necessaria, considerando i tempi che corrono. Non è comune che un direttore artistico investa così tanto su compagnie neonate e con componenti anche sotto i 30 anni. Per non parlare poi dello staff della Centrale Fies, costituito non solo da giovani, ma soprattutto da donne. Una specie di mosca bianca nel panorama culturale italiano.
In che modo il festival riesce a dare continuità al sostegno compagnie giovani?


Il sostegno alle giovani compagnie fino ad ora è stato fatto attraverso FF1, un progetto triennale. Noi cerchiamo di seguire le compagnie con tutte le nostre potenzialità per il più lungo tempo possibile non solo mettendo a disposizione il denaro per la produzione del lavoro, ma anche gli spazi, un aiuto per la promozione e l’assistenza tecnica per la distribuzione.
Per quanto riguarda lo staff al femminile, senza dimenticare che il direttore è un uomo! (Dino Sommadossi), la scelta credo sia scaturita dal fatto che molte scuole di formazione in ambito teatrale, i corsi di organizzazione e gestione di eventi culturali sono prevalentemente frequentate da donne, ed inoltre abbiamo creato un gruppo che funziona.
Il discorso sui giovani è un qualcosa che ci è proprio da sempre: il festival è partito con artisti come Pippo Delbono, Marco Baliani o Virgilio Sieni, per citarne alcuni, che all’epoca avevano venticinque anni. Del resto io e Dino eravamo i giovani. Ora il discorso continua poiché credo sia fondamentale formare e sostenere le nuove generazioni in questi progetti.
Succede per esempio che si verifichino situazioni in cui fuori dall’Italia chiamano le compagnie più affermate e in casa nostra le compagnie straniere, ci si chiede così cosa resti poi per le giovani compagnie italiane. Attraverso il programma di residenze e il Festival lavoriamo per una loro crescita, ecco perché credo debbano essere sostenute adeguatamente, anche creando reti con l’estero e con strutture affini alle nostre.

Arriviamo poi ai tagli del Fondo Unico per lo Spettacolo che hanno interessato il settore artistico. Penso che oltre al fattore economico, ci sia una sorta di presa di posizione del Ministero rispetto alla cultura. Lavorando in un settore ancora più di nicchia, come pensi che si possa riuscire a portare avanti il proprio lavoro?

La distribuzione delle risorse da parte del FUS andrebbe ripensata, lo stesso FUS andrebbe svecchiato.
Si dovrebbero creare delle categorie specifiche o almeno che prendano in considerazione i singoli progetti. E’ impensabile che la lirica, il teatro di ricerca, la prosa, la danza siano catalogate con gli stessi criteri.
Sicuramente anche un aumento delle risorse del FUS non ricadrebbe sul teatro di ricerca. Ad esempio i Pathosformel, una delle giovani compagnie che seguiamo, non aveva la categoria che li rappresentasse a livello burocratico. Quello che tentiamo di fare è lavorare al meglio con le risorse che abbiamo a disposizione.

Trentanni di storia sono tanti. Il 2010 come un traguardo o come un nuovo punto di partenza?

Indubbiamente come un nuovo punto di partenza. Il nostro programma di residenze quest’anno è iniziato a febbraio e circa l’80% delle produzioni che verranno presentate al Festival – nel quale è molto alta la presenza di operatori stranieri - è nato all’interno della Centrale Fies.
Credo che il nostro percorso si stia evolvendo nella direzione giusta, se non altro il lavoro sulle compagnie giovani e sulle residenze è quello che ci interessa maggiormente negli ultimi anni.
Vorrei che il Festival diventasse sempre di più un momento di raccolta e di confronto non solo con il pubblico, ma anche tra gli operatori veri e propri del settore.
Speriamo quindi che gli spettacoli vengano visti da più persone possibili e che vengano comprati e prodotti, soprattutto all’estero, dove l’attenzione per la cultura in questo momento è maggiore che in Italia.

 

Maggiori informazioni sul Festival Drodesera 2010

Le compagnie e i performers presenti in quest'edizione 2010:

Dewey Dell
Cesena, 2007 - Teodora Castellucci, Agata Castellucci, Demetrio Castellucci ed Eugenio Resta
www.myspace.com/gruppodeweydell

Pathosformel
Venezia, 2004 - Daniel Blanga Gubbay, Francesca Bucciero e Paola Villani
www.pathosformel.org

Teatro Sotterraneo
Firenze, 2004 - Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Matteo Ceccarelli, Claudio Cirri, Daniele Villa
www.teatrosotterraneo.it

Francesca Grilli
Bologna, 1978
www.francescagrilli.com

Socìetas Raffaello Sanzio
Cesena, 1981 - Claudia e Romeo Castellucci, Chiara e Paolo Guidi
www.raffaellosanzio.org

Anagoor
Castelfranco Veneto, 2000 - Simone Derai, Paola Dallan, Anna Bragagnolo, Marco Menegoni, Moreno Callegari, Eloisa Bressan e Pierantonio Bragagnolo
www.anagoor.com

Codice Ivan
2008 - Anna Destefanis, Benno Steinegger e Leonardo Mazzi
www.codiceivan.com

Masbedo featuring Lagash e Gianni Maroccolo
performers Erna Omarsdottir e Damir Todorovic
www.masbedo.org
www.lagash.it
www.giannimaroccolo.info
www.ernaomarsdottir.com

Androgynous
www.centralefies.it/drodesera10/scheda/androgynus.html

Santasangre
Roma, 2001 - Diana Arbib, Luca Brinchi, Maria Carmela Milano, Pasquale Tricoci, Dario Salvagnini e Roberta Zanardo
www.santasangre.net

Compagnia Virgilio Sieni
Firenze, 1992 - fondata da Virgilio Sieni
www.sienidanza.it

Teatrino clandestino
Bologna, 1990 - Fiorenza Menni e Pietro Babina
www.teatrinoclandestino.org

Garten
Milano, 2009 - Giorgia Maretta e Andrea Cavallari
www.gartenteatro.it/home.html

Accademia degli artefatti
www.artefatti.org

Fanny & Alexander
Ravenna, 1992 - Luigi de Angelis e Chiara Lagani
www.fannyalexander.org

Peeping Tom
www.centralefies.it/drodesera10/scheda/peepingtom.html

Babilonia Teatri
Enrico Castellani, Valeria Raimondi, Ilaria Dalle Donne e Luca Scotton
www.babiloniateatri.it

Quiet Ensemble
2009 - Fabio Di Salvo e Bernardo Vercelli
www.quietensemble.com

Alessandra Saviotti è curatrice indipendente, laureata in Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso lo IUAV di Venezia. Dal 2006 collabora con il collettivo Aspra.mente che si occupa dell’ideazione di progetti interdisciplinari in cui la linea di lavoro è prevalentemente legata al contesto sociale e culturale del luogo in cui si cerca di proporre il progetto, cercando di coinvolgere direttamente il pubblico. Ha collaborato con neon>campobase - Bologna, FormContent - Londra.

 

Oltre il tuo naso un dito

Oltre il tuo naso un dito - Arte In

 

 

Oltre il tuo naso un dito

In un luogo insolito nel cuore di Milano, a un passo dalla rassicurante Pinacoteca di Brera, si è da poco conclusa una mostra che ha insieme inorridito e sedotto. Si è svolta soprattutto al di sotto di un edificio nobiliare settecentesco dimenticato.
Ci riflette Giada Cattaneo che ha potuto osservare dall'interno le reazioni di spettatori ed esperti svolgendo il ruolo di mediatore culturale. L'isola dei porci di McCarthy ha messo alla prova il perbenismo milanese, in attesa del dito di Cattelan volto a "rompere l'ovvietà dello spazio urbano e uccidere i nostri pregiudizi"...



Portrait of Paul McCarthy by Paul McCarthy

Pig Island: Daddies Tomato Ketchup Inflatable, 2001.

Veduta della mostra, nella foto Pirate Party, 2005. Paul McCarthy - Damon McCarthy.

Pirate Party, 2005. Paul McCarthy - Damon McCarthy.

Pig Island, veduta dell'installazione Dreaming, 2005.

Pig Island: Houseboat Party, 2005. Paul McCarthy- Damon McCarthy.

Pig Island, Paula Jones, 2010.

Pig Island, 2003-2010, veduta dell'installazione.

Pig Island, veduta dell'installazione F-Fort Party, 2005. Paul McCarthy - Damon McCarthy.



 

Il cuore pulsante dell’economia lombarda, la città della moda, del design e del commercio, la metropoli che lavora… A Milano si discute sui progetti avveniristici dell’Expo, su opere ed interventi di elevato valore urbanistico e architettonico per la città, e spesso sono solo d'intoppo beni storici che già fanno parte del patrimonio comunale. Sembrano far parte di quei ricordi imbarazzanti che contrastano con le scelte del presente, parti di un sogno che non si raccontano, dita nel naso, cenere sotto il tappeto.
Anche a Milano esiste la tendenza pacificante a rivestire la “realtà” con uno strato di perbenismo ed ipocrisia, come si fa nelle piccole città di provincia, almeno fino a quando la realtà non fa morbosamente “spettacolo”; televisivo ovviamente.

Una mostra da poco conclusa a Brera, luogo storico del fermento artistico milanese, ha aperto uno spiraglio sul lato oscuro e viscerale del “carattere cittadino”, quello che non parla di efficienza ma riguarda il rimosso. Si tratta di Pig Island - L’isola dei porci, la prima importante mostra personale italiana dell’eclettico Paul McCarthy, realizzata per iniziativa della Fondazione Nicola Trussardi con la curatela di Massimiliano Gioni.
Si è svolta all’interno, o forse sarebbe più corretto dire al di sotto, delle mura di uno dei monumenti dell’incompiuto milanese: Palazzo Citterio, un edificio nobiliare settecentesco celato nel cuore della città e dimenticato.
Lo storico edificio venne acquistato dal Comune nel 1972 quando era in preda all’impeto di creare progetti per la “Grande Brera” e, praticamente, fu abbandonato a sé stesso. Poi fu oggetto di un intervento di ristrutturazione ideato dall’architetto britannico James Stirling alla fine degli anni ’80 e così nacquero le sale sotterranee in cemento armato che avrebbero dovuto ospitare grandi eventi culturali e gli archivi della Pinacoteca di Brera. Aperto con una mostra su Alberto Burri seguita da un'esposizione sugli Ori di Taranto, il Palazzo venne chiuso subito per problemi di normativa.
Il merito della Fondazione Trussardi, che per ogni esposizione cerca di far riscoprire un posto insolito ed eclissato di Milano, è stato quello di aver aperto le porte di Palazzo Citterio mostrando le sue potenzialità scandalosamente inutilizzate.
A differenza dei luoghi espositivi scelti dalla Fondazione per le mostre passate, l’edificio ha molto poco di quell’aura che caratterizza solitamente i palazzi aristocratici. Chi ha visitato l’esposizione solo per la curiosità di scorgere l’interno di quel posto - chiuso da decenni - e si aspettava di ammirare stucchi o affreschi settecenteschi, è rimasto deluso.
I piani “nobili” sono pericolanti e inagibili, tutto l’allestimento è stato concentrato nei moderni piani interrati del Palazzo che conservano la ruvidità del non finito unita al fascino del rudere sventrato dal tempo.
È un luogo meraviglioso nella sua decadenza: sembra quasi che viva di vita propria, che soffra delle sue crepe, respiri tramite i suoi antri, che segretamente ascolti lo spettatore dai suoi orifizi e sussurri il suo dispiacere, il suo trauma da abbandono, come un grande organismo vivente. L’impressione è che ogni angolo metta a nudo la collettività che ha lasciato che si compisse uno scempio, nello stesso modo in cui le opere di Paul McCarthy svelano come la società preferisca rifiutare la “bruttura” della contemporaneità piuttosto che ammettere di farne pigramente parte.
Palazzo Citterio e il lavoro di McCarthy comunicano con lo stesso linguaggio, insieme palesano l’orrido del presente scoprendo il lato che vuole essere tenuto nascosto della medaglia.
Quale luogo migliore poteva essere scelto per la personale dell’artista americano? E cosa ci ha parlato di più di noi fra la sua produzione artistica e quell’incredibile edificio bistrattato?
Gli ampi spazi grezzi del Palazzo hanno “interagito” e si sono adattati perfettamente allo stile crudo delle opere dell’artista enfatizzandone le peculiarità.

Pig Island è stata una mostra che ha diviso, sorpreso e, a volte, sconcertato il pubblico, così come il luogo che l’ha ospitata. Gli ignari turisti delle vie di Brera, affascinati dai tesori rassicuranti della Pinacoteca, quando sono arrivati ai bordi del beffardo circo della contemporaneità made in USA rappresentato da McCarthy, all’interno di un contenitore dalle sembianze post belliche, hanno subito un trauma.
L’arte di Paul McCarthy è una grande giostra cinica e disincantata, fatta di sesso, vizi e trasgressioni. È una casa degli orrori dell’attualità dove vengono fatti a pezzi gli stereotipi culturali e sociali americani, ma anche quelli nostrani. È una Disneyland per adulti in cui le attrazioni sono personificate da politici e celebrità di silicone, maschere di loro stessi.
L’artista lavora sul suo inconscio e sull’inconscio collettivo. Attratto dal lato spettrale e misterioso dei Luna Park, gioca con il versante tetro e grottesco della realtà. Lo stesso percorso espositivo della mostra milanese è stato studiato espressamente dall’artista perché ricordasse i percorsi obbligati delle attrazioni disneyane: un tragitto che si sviluppava in una sola direzione, con un’entrata ed un’uscita distinte e che portava il visitatore gradualmente sempre più nel profondo di Palazzo Citterio, del lavoro dell’artista e di sé stesso.

Il primo impatto era il brutale rumore dei video che raggiungeva il pubblico prima ancora di varcare la soglia del Palazzo, preludio della discesa agli inferi nei piani interrati della mostra. Entrare in contatto con le opere di McCarthy induce ad una stimolazione non solo visiva o intellettiva, ma emotiva, viscerale: non a caso la Fondazione Trussardi si è preoccupata di avvisare i visitatori che alcune opere potevano ledere la loro sensibilità, e suggeriva ai genitori con prole al seguito un percorso dimezzato per la tutela delle menti under 14.
Ma la violenza cruda e gratuita cui i media hanno abituato under e over 14 non è forse più spaventosa delle sintesi grottesche e delle ciniche parodie cui ci sottopone McCarthy? Forse no...
I suoi video, realizzati con una fotografia da telenovela durante infinite sessioni d’improvvisazione, senza una scenografia e con i personaggi calati in una sorta di estasi performativa e liberatoria, immergono in una regressione emotiva. Una forma di psicodramma, un’istigazione ad esorcizzare in modo catartico il volto oscuro della società americana, corrotta, ipocrita, superficiale, densa di falsi miti e tabù (non meno della nostra che ad essa si ispira).
Paul McCarthy ha qualcosa di freudiano da cui emerge un’infanzia mai finita: è un omone di 65 anni dall’aspetto bonario, con uno sguardo curioso e smaliziato, capace di provocare e indispettire, facendo leva sulle debolezze inconsapevoli delle persone “ordinarie” e “mature”. È nato a Salt Lake City, nello Utah, patria dei mormoni. Ma non gli interessano né fanatismo religioso né senso del pudore, forse però è proprio il contesto da cui proviene che lo ha spinto alla creazione del suo mondo sfrontato, anarchico e carnevalesco.
Il gioco è parte fondamentale del suo lavoro, e lui ne è consapevole: gioca abilmente e non si stanca di aggiungere il carico.

Durante i primi giorni della mostra milanese McCarthy si aggirava spesso fra i piani interrati di Palazzo Citterio, si confondeva con il pubblico, lo osservava divertito studiandone le reazioni. La sua arte mostra chiaramente le radici da cui proviene, è americana in tutto e per tutto. Lo spettatore italiano a volte se ne sente estraneo, sembra distaccato dai canoni della sua satira ed evita lo sforzo di comprenderne le modalità rappresentative. È una falsa illusione: che venga apprezzato, ignorato o odiato, è sempre l’artista a vincere la partita.
Le reazioni che riesce a provocare sono le più disparate, sicuramente dipendono dal grado di interesse, apertura e disponibilità dei visitatori, ma dividono anche gli esperti. In mostra si sono visti galleristi, critici e curatori che, a seconda dei gusti personali, hanno riconosciuto il valore dell’artista, altri che se ne sono andati delusi, dichiarando che loro “sono del settore e non amano certi eccessi”.
Fra i comuni mortali c’è stato chi si è indignato gridando scandalizzato: “quella non è arte ma è merda”, e in effetti l’artista spesso allude alle feci per mezzo del cioccolato. C’è stato chi si è impressionato per un po’ di ketchup - simbolo non solo della cultura da fast food, ma del sangue nella migliore tradizione dei film splatter - ed è scappato prima ancora d’aver intuito se si trattasse di allusione al condimento o immagine organica.
Ci sono stati i turisti casuali alla ricerca di un feticcio che hanno scattato una foto in posa accanto a Bush che sodomizza un maiale. Ci sono stati i divertiti dall’irriverenza nei confronti della politica e gli sgamati, che sono arrivati a supporre che se i soggetti delle opere non fossero stati americani, ma ad esempio italiani, non sarebbero mai state esposte.
Ci sono stati gli studenti della vicina Accademia di Brera, scettici o entusiasti, ma pur sempre intenti a sviluppare opinioni. E poi ci sono stati tanti sorprendenti studenti dell’Università della Terza Età, attenti e preparati, pronti a superare con entusiasmo limiti e modelli imposti dalle loro abitudini, i meno bigotti di tutti.

In una città come Milano, votata all’Evoluzione, attualmente interessata da una forte gentrificazione, caratterizzata da una popolazione sempre più multietnica, una città conservatrice e opportunista ma anche no, basta una mostra di Paul McCarthy per dare uno scossone ai falsi principi morali “comuni”? Tutto serve come insegna la teoria dei sistemi.
Non che in passato non ci siano state occasioni importanti con la stessa vocazione, anche se forse meno spettacolari e milionarie. La macchina promozionale della Fondazione Trussardi, le sue trovate e proposte culturali, i luoghi che ha scelto, hanno sempre avuto un esito eclatante anche sul grande pubblico. Con equilibrismi tra lo sfacciato e l'educativo, il trendy e il riflessivo, è sempre stata naturalmente più libera di un ente pubblico.
Comunque, in questa occasione, anche le istituzioni e il gotha milanese si sono messi alla prova, ma in passato si sono avuti clamorosi atti di censura e ostracismo nei confronti di diverse proposte espositive.
Uno dei casi più famosi fu quello sollevato dai “bambini di Cattelan”: appesi, per poco, in Piazza XXIV Maggio, finirono persino sul telegiornale nazionale in prima serata (cosa che ha influito non poco sulla celebrità del nostro). Un altro fu quello della mostra “Arte e omosessualità” che doveva essere ospitata a Palazzo Reale e fu annullata a ridosso dell'inaugurazione. Qui caroselli di politici seppero cogliere i frutti di annunci e smentite.

Ora la città sembra voler apparire più coerente con un’immagine di apertura e progresso: l’Assessore alla Cultura Finazzer Flory ha dichiarato che il prossimo autunno “nove artisti di fama nazionale e internazionale esporranno in una piazza milanese, per rompere l'ovvietà dello spazio urbano e uccidere i nostri pregiudizi”.
Intanto la polemica potrebbe riaprirsi per una retrospettiva che Palazzo Reale dedicherà proprio a Maurizio Cattelan, scomparso dal suolo milanese da molti anni anche se non proprio a seguito dei suoi bambini impiccati. L'artista vince parzialmente la censura: non potrà esibire il cavallo imbalsamato e trafitto da un bastone che sorregge la scritta INRI, considerato non adatto per la vicinanza del Sacro Duomo, ma presenterà il già contestatissimo “dito medio” di fronte alla Borsa, anche se solo per una settimana… un altro monumento per Milano.

 

Maggiori informazioni sulla mostra di Paul McCarthy Pig Island - L'isola dei porci svoltasi a Palazzo Citterio

Giada Cattaneo si è specializzata in “Gestione dei beni artistici e culturali, economia e gestione degli eventi espositivi” presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Ha svolto l'attività di mediatore culturale per la mostra “Pig Island – L'isola dei porci” di Paul McCarthy, organizzata dalla Fondazione Nicola Trussardi presso Palazzo Citterio a Milano. Nel 2009 ha collaborato alla progettazione, organizzazione e gestione dei percorsi didattici della Fondazione Hangar Bicocca di Milano. Collabora con UnDo.Net.


Tutte le immagini courtesy l'artista, Fondazione Nicola Trussardi, Hauser & Wirth

Pop-Surrealism Last Chance

Pop-Surrealism Last Chance - Arte In

 

 

 
29 Luglio - 14 Agosto 2010

MONDO BIZZARRO GALLERY
arte contemporanea

presenta

Pop-Surrealism Last Chance

 


Questo mese di luglio 2010 è stato senza dubbio dedicato al pop surrealismo. Le grandi mostre di Bristol (Art From the New World) e di Spoleto (Pop Surrealism) hanno fatto il paio con i due importanti articoli usciti su «Arte» Mondadori, a firma di Julie Kogel e su «Art & dossier» a firma di Rosa Albino. L'attenzione che i media specializzati e le istituzioni dedicano a questa corrente artistica riflette anche un andamento di mercato, in fibrillazione dopo la vendita di un Mark Ryden il dicembre scorso a Art Basel Miami Beach per la cifra sbalorditiva di novecentomila euro.

Le attenzioni delle istituzioni e il levitare delle quotazioni dei maggiori artisti coinvolti nel movimento rendono particolarmente unica e imperdibile la mostra che la Mondo Bizzarro Gallery inaugurerà giovedì prossimo, il 29 luglio, come ultimo evento prima della chiusura estiva (14 agosto).

POP SURREALISM LAST CHANCE vuole infatti proporre originali ed edizioni a cifre ancora accessibili di alcuni degli autori più rappresentativi, come MARK RYDEN, MARION PECK, RAY CAESAR, TODD SCHORR, ANA BAGAYAN, CAMILLA D'ERRICO, NAOTO HATTORI, LOLA, YOSUKE UENO, GARY BASEMAN, MICHAEL HUSSAR, ANDY KEOHE, MIKE DAVIS e MIJN SHATJE accanto ad alcuni «fuori quota» come MURAKAMI, GARY BASEMAN e GARY TAXALI.

Invitandovi a partecipare «all'ultima chance» per iniziare una collezione di Pop Surrealism vi aspettiamo per brindare assieme con del vino bianco ghiacciato.

Lo staff della Mondo Bizzarro Gallery



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Mondo Bizzarro Gallery
Via Reggio Emilia 32 c/d
00198 Roma – Italy
+39 06 44247451

 

mostra collettiva

 

mda Milano
 



mostra collettiva


"giugno 2010"

on-line fino al 31 luglio 2010
Virtual

mda Milano
 
 

Il Mito e le Acque Veloci

Il Mito e le Acque Veloci - Arte In

 

 
                                         
Presentazione
Il Mito e le Acque Veloci
Video Installazioni – Cinema Sperimentale – Installazione Ambientale
Massafra (TA) – Luoghi Vari – Giugno – Ottobre 2010
 
COMUNICATO STAMPA
 
Primo Appuntamento:
Da Lunedì 28 Giugno a Sabato 3 Luglio – dalle ore 19.00 alle 21.00
Boutique Tentazioni – Corso Roma, 22 – Massafra (TA)
 
Ritorna a Massafra (TA) l'appuntamento con l'esplorazione delle più recenti avanguardie del cinema sperimentale e della video arte.
Anche quest'anno il collettivo di artisti Progetto Sperimentale Chora e l'Associazione Culturale Ambiente H, entrambi coordinati da Massimo Indellicati, propongono la loro personale ed originale disamina del concetto di opera d'arte totale.
 
Il progetto di quest'anno ha per titolo "Il Mito e le Acque Veloci" e si dipanerà, attraverso quattro appuntamenti, da giugno ad ottobre 2010.
Si parte lunedì 28 Giugno con "MITOGRAFIE", una videoinstallazione nelle vetrine della boutique Tentazioni, ubicata nel centralissimo Corso Roma, al n° 22, che proseguirà fino al 3 Luglio.
 
Il collettivo Progetto Sperimentale Chora, per l’occasione composto da Cane Capovolto, Malastrada Film, Orazio Garofalo, Maurizio Bianchi, Andrea Marutti, Lost Shelter, Davide Tozzoli, Nicolas Vierroux, Massimo Indellicati, Emilio T. Espejo, propone, fin dalla sua nascita nel 2001, una serrata indagine sulla contemporaneità, utilizzando una commistione di linguaggi artistici diversi come musica industriale, cinema sperimentale, installazione ambientale, video arte.
 
L'iniziativa "Il Mito e le Acque Veloci" porta a maturazione e compimento le analisi, cominciate nel 2009 con "Percorsi Mentali", su di un argomento grave e socialmente rilevante come la malattia mentale.
Il progetto di quest'anno patrocinato dall'Assessorato all'Associazionismo e dalla Presidenza del Consiglio del Comune di Massafra e dall'Assessorato alla Pubblica Istruzione, Scuola ed Università della Provincia di Taranto, è stato possibile grazie al sostegno ed alla sensibilità di importanti partner come: CISA, Euro Impianti, Edilizia Commerciale Recis, Dot Com, Piccolo Alta Sartoria e  Prometeo Video Lab..
 
 
 
Massafra, 26 giugno 2010
 
Ufficio Stampa:
Raffaello Castellano (393.84.28.857)
 
 

Sten+Lex

 

10 Luglio - 14 Agosto 2010

MONDO BIZZARRO GALLERY
arte contemporanea

presenta

Sten+Lex
 
Portraits


10 luglio - 14 agosto 2010
Vernissage: sabato 10 luglio ore 18.30
Mondo Bizzarro Gallery - via Reggio Emilia 32 c/d - 00198 Roma - 06.44247451
Apertura: dal lunedì al sabato, dalle 11.30 alle 19.30

 
– comunicato stampa –

 
Sten+Lex: tutti hanno visto il loro lavoro sulle facciate scrostate dei palazzi romani, sulle saracinesche di negozi chiusi da tempo, sui piloni dei cavalcavia. Dai piccoli stencil ironici che appaiono all’improvviso ai grandi lavori che colpiscono l’immaginazione e il cuore come e meglio degli elementi architettonici che li ospitano.

 
L’apparente semplicità e l’innegabile freschezza del loro lavoro li ha resi estremamente popolari, sia tra la «popolazione civile», sia tra gli appassionati di street e urban art, tra i giovanissimi pischelli della periferia, e tra i galleristi alla ricerca dell’emergente.

 
Nella loro carriera spiccano le commissioni istituzionali, per ultima (aprile 2010) un’opera su unità abitativa al quartiere romano della Garbatella, che rappresenta anche l’intervento di maggiori dimensioni realizzato dagli artisti (26 metri). Nel 2008 hanno partecipato, su invito del celebre artista britannico Banksy, al Can’s Festival di Londra e nel corso dei primi mesi del 2010 hanno avuto una mostra personale a Parigi, presso la Galerie Itinerrance, e una a Roma, presso la galleria CO2. Sempre nel 2010 la casa editrice Drago ha pubblicato una monografia sul loro lavoro. Sono stati ospiti di mostre collettive in tutto il mondo: a Milano, Brighton, Strasburgo, Palermo, Napoli, Berlino, Londra, New York, Parigi, Siena, Vienna e Dallas.

 
La mostra presso la Mondo Bizzarro Gallery vedrà l’esposizione di pezzi creati per l’occasione, realizzati con la tecnica da loro inventata e battezzata Stencil poster, e dove ritratti di anonimi personaggi degli anni Sessanta-Ottanta decoreranno superfici tra le più varie ma di uso comune (cartoni di detersivi, carta di giornale, banconote, francobolli, plastica).

 
Sten+Lex sono una coppia di inguaribili artisti totali. Tale è la devozione nel loro lavoro, nella loro arte. Le strade di Roma li accolgono, le mura della città aspettano. Può capitare di sentire conversazioni al bar che riguardano qualche loro nuovo intervento, regalato alla vista di tutti. Può capitare di finire in una serata di musica che festeggia la poster art internazionale, e trovarli tra gli organizzatori. Può capitare di uscire di casa una mattina e scoprire che il proprio palazzo è diventato più affascinante nel corso della notte, grazie a Sten+Lex.

 
 

 


 

 
 
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Mondo Bizzarro Gallery
Via Reggio Emilia 32 c/d
00198 Roma – Italy
+39 06 44247451

 

 

 

VideO=DromE

VideO=DromE - Arte In

 

 
Gennaro Cilento
VideO=DromE
 
Omaggio a David Cronenberg
 
Dal 1/7/2010 al 7/7/2010
Vernissage ore 19.30
 
 
Un’Artista visionario; le sue opere pittoriche spaziano dalla “ Trip Art ” al delirio
post-nucleare.
Tra macchine e visioni di paesaggi industriali compaiono come ologrammi, avvenenti figure femminili morbide ed accoglienti. A dar vita a queste morbide visioni ci sarà Stefania Ciccarella “ FIX ” che con la sua performance reinterpreta una delle grandi visioni di David Cronenberg di uno dei suoi capolavori cinematografici
“VIDEODROME”
 
Performance
Stefania Ciccarella “FIX”
 
Video
Yuri Donnarumma
 
Videoriprese
Davide Stasino
 
Foto evento
 Yuri Donnarumma
 
Abiti
Zero Stigmata Napoli
 
 
Artisti in Vetrina
Gino Ramaglia
Via Broggia, 10
80135 Napoli
 
 

Mutiny Seemed a Probability / e-flux video rental

Roma - dal 9 maggio al 23 luglio 2010
Mutiny Seemed a Probability / e-flux video rental


 [Vedi la foto originale]
FONDAZIONE GIULIANI PER L'ARTE CONTEMPORANEA
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Via Gustavo Bianchi 1 (00153)
info@fondazionegiuliani.org
www.fondazionegiuliani.org
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Eventi in corso nei dintorni

Sarà la mostra Mutiny Seemed a Probability, a cura di Adrienne Drake, ad inaugurare la Fondazione Giuliani per l’arte contemporanea a Roma. Come tutte le attività della Fondazione questo evento ha come punto di partenza la Collezione Giuliani, diventando un mezzo inconsueto per riflettere, approfondire e interpretare il processo del collezionare. Fondazione Giuliani per l’arte contemporanea porta per la prima volta in Italia l’e-flux video rental, un enciclopedico video noleggio gratuito di video arte, 900 opere selezionate da 400 artisti, curatori e critici.
orario: da martedì a venerdì dalle 15.00 alle 19.30; sabato su appuntamento
(possono variare, verificare sempre via telefono)
prenota il tuo albergo a Roma:
 
vernissage: 9 maggio 2010. ore 11-20
ufficio stampa: ELENA BARI - NEWRELEASE
curatori: Frida Carazzato, Adrienne Drake, Maria Garzia
autori: Julieta Aranda, Micol Assaël, Cyprien Gaillard, Mona Hatoum, Alicya Kwade, Jorge Peris, Manfred Pernice, Alessandro Piangiamore, Marco Raparelli, Nedko Solakov, Anton Vidokle, Jeff Wall
note: Per il progetto e-flux video rental
Realizzazione del progetto grazie a Fondazione Giuliani per l’arte contemporanea.
Si ringraziano inoltre per il sostegno l’Ambasciata Messicana di Roma, l’Istituto di Cultura Polacco e l'Istituto Svizzero di Roma.
Technical partner: Frollini’s Cinevideoservices Arte e spettacolo srl, Roma.
genere: arte contemporanea, inaugurazione, collettiva
 
 
 

Something about Naples

Napoli - dal 3 al 22 maggio 2010
Something about Naples

Antonella Raio, Pesci di terra, video, 2009
 [Vedi la foto originale]
PAN - PALAZZO DELLE ARTI NAPOLI - PALAZZO ROCCELLA
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Exibart.alert - tieni d'occhio questa sede
Via Dei Mille 60 (80121)
+39 0817958605 , +39 0817958608 (fax)
info@palazzoartinapoli.net
www.palazzoartinapoli.net
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Eventi in corso nei dintorni

La mostra, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, allestita presso la Sala PAN│Palazzo delle Arti Napoli, intende presentare una mostra di video dal titolo Something about Naples. Mostra visitabile non solo a Napoli ma contemporaneamente anche all’Esposizione Universale di Shanghai.
orario: ore 9.30 - 19.30;
Festivi 9.30 - 14.30. Chiuso il martedì
(possono variare, verificare sempre via telefono)
prenota il tuo albergo a Napoli:
 
biglietti: free admittance
vernissage: 3 maggio 2010. ore 18
catalogo: in mostra
editore: ARTE'M
curatori: Diego Esposito
autori: Celesta Bufano, Federico Campanale, Christian Costa, Anna Fusco, Antonella Raio
patrocini: Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli
genere: arte contemporanea, collettiva
email: adelaide.auriemma@palazzoartinapoli.com
 
 

Apocalyptica-Unforgiven (gothic art)

CAM Casoria Contemporary Art Museum

 
                                      COMUNICATO STAMPA
Il  17 aprile alle ore 18.30 il CAM apre le sue porte alla video arte. Già noto per l’attenzione al linguaggio visivo, il museo di Casoria, si trasforma in un recipiente multimediale, una piattaforma su cui passa la video arte di tutto il mondo.  CAMMOVIEè il nome dell’annuale evento/contenitore che ospiterà quattro sezioni GLANCES, CENSURED, MAGMART,  VIDEO LOOP. La prima edizione di CAMMOVIE (17 aprile/30 maggio 2010) a cura di Antonio Manfredi apre con un focus sull’Iran,  con uno sguardo (sezione GLANCES) sulla produzione della video arte persiana. Le metafore visive, presenti in Iranian glances, si trasformano in veicolo di messaggi di protesta contro il potere oppressivo del governo e lanciano forti  spunti di riflessione sulla società iraniana: dalla condizione subalterna della donna, ai giochi economici con le nazioni confinanti, dalla guerra vissuta, alle teorie legate alle torri gemelle. Il fluire delle immagini spazia dal linguaggio documentaristico a quello finemente onirico ed estraniante per 22 video, alcuni dei quali hanno partecipato ad importanti eventi occidentali (come Documenta 11), mentre altri sono il prodotto di artisti dissidenti costretti a fuggire in Europa. Accompagnerà  la visione dei video d’arte un’installazione dedicata a Neda Aqa-Soltan, una delle ragazze uccise durante gli scontri a Teheran contro il governo iraniano, la cui immagine ha fatto il giro del mondo divenendo simbolo dell’onda verde persiana.  Faranno da cornice ironica le sagaci vignette di Simona Bassano di Tufillo che rivelano le difficoltà delle donne che indossano il burka. Interverrà con una performance Rokhshad Nourdeh, artista iraniana che vive a Parigi. Durante la mattinata del 17 aprile, l’artista camminerà per le strade di Napoli distribuendo volantini con testi da lei prodotti, portando successivamente sul Vesuvio una bandiera colorata, simbolo dell’unità. Il camminare di Rokhshad Nourdeh è come riproporre in un altro luogo l’incedere della fiumana di persone che ha popolato le strade dell’Iran negli ultimi mesi. La performance continuerà in serata (17 aprile ore 19.30) presso il CAM durante l’inaugurazione di CAMMOVIE. L’approfondimento culturale tocca anche un’altra sezione della piattaforma, CENSURED, con la visione dei film di Jafar Panahi vietati in Iran. Il regista iraniano è stato arrestato il primo marzo 2010 per la sua attività di opposizione al regime iraniano, per il progetto di un film sugli scontri. Non manca una strizzatina d’occhio anche alla censura di casa nostra, ai format scomparsi dalla televisione e riapparsi in rete (Raiperunanotte). Le altre due sezioni sono un’altra porta aperta verso la produzione artistica nel campo video, un’ennesima indagine esplorativa del museo di Casoria. La sezione VIDEO LOOP presenta una selezione di video provenienti da alcuni dei più importanti festival internazionali di video arte: Optica Festival_Spagna, Streaming Video Festival_Olanda, Video Play Festival_Argentina, Videoholica Festival_Bulgaria, NamaTRE.BaProject_Bosnia Herzegovina, VideoChannel_Germania e AllArtNow New Media Art Festival_Siria in collaborazione con Visualcontainer_Italia. Mentre la sezione  MAGMART riconferma la presenza al CAM, che ne è partner, del noto festival internazionale alla sua 5° edizione. Saranno presentati i 30 video vincitori del festival che entreranno a far parte della collezione permanente del CAM.
 
Uffico stampa & PR: Graziella Melania Geraci +39 3349399870 cam.pr@hotmail.it
 
CAM | Casoria Contemporary Art Museum  Via Duca D’Aosta 63/A  80026 Casoria/Napoli/Italia Tel/Fax: +39 0817576167
Orari: martedì- mercoledì- giovedì- domenica 10.00/13.00  sabato 17.00/20.00

Sculpting The Art Critic

Michelangelo Sidewalk Chalk Art - Sistine Chapel Street Painting

Buddhism Art Dance (Thien Thu Thien Nhan)

Hand Art - It's A Kind Of Magic

Il medium disperso

Il medium disperso - Arte In

 

 
 
 
MasterClass / Incontro con l’artista
 
Il medium disperso
cinema e videoarte a confronto
 
a cura di Eleonora Farina, Gabriele Gaspari e Michela Gulia
 
Mercoledì 31 marzo 2010, ore 16:00
 
Interverranno:
Ilaria Gianni, Mario Gorni, Pietro Montani e gli artisti Massimiliano De Serio e Marco Mazzi
 
 
Mercoledì 31 marzo 2010 alle ore 16:00 si terrà, presso il MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Università di Roma “La Sapienza”, la MasterClass/Incontro con l’artista Il medium disperso. Cinema e videoarte a confronto, in occasione della quale verrà presentato il video screening degli artisti Keren Cytter, Gianluca e Massimiliano De Serio, Marco Mazzi, Marinella Senatore e Clemens von Wedemeyer. Seguirà una conferenza sul tema del rapporto tra cinema e videoarte oggi.
 
Saranno presenti gli artisti Massimiliano De Serio e Marco Mazzi. Interverranno: Ilaria Gianni - Responsabile della programmazione della Nomas Foundation di Roma; Mario Gorni - Fondatore e Direttore dell’organizzazione no profit Careof di Milano; Pietro Montani - Docente Ordinario di Estetica presso l’Università La Sapienza di Roma. Coordinano: Eleonora Farina, Gabriele Gaspari e Michela Gulia - ideatori e curatori del progetto. Con un saluto iniziale di: Simonetta Lux - Docente di Storia dell’arte contemporanea presso l’Università La Sapienza di Roma e Direttrice del MLAC; e Domenico Scudero - Docente di Metodologie Curatoriali presso l’Università La Sapienza e Curatore del MLAC.
 
La tendenza allo sconfinamento tra cinema e video non può più essere considerata una prassi sperimentale, alla maniera degli anni Sessanta. Oggi il video è andato perdendo alcune di quelle che erano le sue caratteristiche specifiche, per adottare elementi tipici del linguaggio cinematografico quali lo script, il montaggio, il voice off etc. Un progressivo spostamento verso la pratica della regia che si è tradotto in un approccio metalinguistico e di ricerca attraverso l’analisi del mezzo cinematografico, la frammentazione del suo impianto linguistico e ancora la sua contaminazione con elementi in bilico tra fiction e documentario. Ma quali sono i motivi di questa ‘attrazione’? Che posto occupa oggi il cinema nel campo della arti visive? Quale il suo ruolo nell’“epoca dell’immagine del mondo”? In che modo la forma specifica del suo linguaggio sviluppa il complesso rapporto finzione-realtà?
 
Gli artisti presentati portano avanti le loro ricerche in un territorio ‘di confine’, sia formalmente che contenutisticamente, in cui il cinema detta un riferimento forte, se non imprescindibile.
Keren Cytter (Tel Aviv, 1977; vive e lavora a Berlino): Tate Modern, Londra; Biennale di Venezia, Venezia - 2009. Witte de With, Rotterdam; Manifesta7, Trento; Triennale di Torino, Torino – 2008.
Gianluca e Massimiliano De Serio (Torino, 1978; vivono e lavorano a Torino): Fondazione Merz, Torino – 2010. Castello di Rivoli, Torino – 2009. Manifesta7, Trento – 2008.
Marco Mazzi (Firenze, 1980; vive e lavora a Tokyo): MLAC, Roma – 2009. The WatariMuseum of Contemporary Art, Tokyo – 2008. University Museum of Komaba, Tokyo; 798 ArtDistrict, Beijing – 2007.
Marinella Senatore (Cava dei Tirreni, 1977; vive e lavora tra Roma e Madrid): Museum of Contemporary Art, Chicago – 2009. Galleria Civica, Trento – 2008. PS.1, New York; Museo MADRE, Napoli – 2007.
Clemens von Wedemeyer (Göttingen, 1974; vive e lavora a Berlino): Barbican Center, Londra – 2009. MoMA, New York; Wattis Institute for Contemporary Arts, San Francisco; Centre Pompidou; Parigi - 2007.
 
L’incontro si svolge nell’ambito del ciclo MasterClass/Incontro con l’artista, realizzato con il patrocinio del Comune di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione; con il contributo della Regione Lazio per le ricerche in “Applicazioni nuove tecnologie multimediali per l’arte contemporanea”, su progetto scientifico del direttore Simonetta Lux e per la realizzazione del curatore del MLAC Domenico Scudero. 
 
 

Akiane Kramarik - Art - Inspired by GOD

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